01 Gen La fama di santità del Servo di Dio don Antonio Spalatro
Sulla tomba del Servo di Dio don Antonio Spalatro, nella Cattedrale di Vieste, continua a crescere silenziosamente una testimonianza viva di fede, speranza e affidamento. Il settimo quaderno delle dediche, collocato accanto alla sepoltura, raccoglie in 238 pagine oltre 2000 messaggi, lasciati da pellegrini provenienti da tutta Italia e dall’estero: 157 sono stranieri, arrivati da Stati Uniti, Canada, Australia, Francia, Germania, Brasile e da altri Paesi europei e non solo.
Nei 7 quaderni complessivamente sono state registrate oltre 10.000 intenzioni di preghiera. Come i precedenti, anche questo quaderno si chiude pochi giorni prima del 27 agosto, anniversario del pio transito di don Antonio avvenuto 71 anni fa, il 27 agosto 1954. Una data che non segna una fine, ma il compimento di una vita sacerdotale vissuta nella piena adesione al Vangelo. Don Antonio aveva espresso con chiarezza la sua vocazione già pochi mesi dopo l’ordinazione, quando scriveva: «Chiedo al Signore l’ultimo posto, il nascondimento assoluto, la sofferenza per salvare le anime». Un desiderio che sembra oggi trovare eco nella semplicità della sua tomba, luogo di silenzio, preghiera e incontro interiore.
Chi si ferma davanti a quel “seme caduto in terra” avverte spesso un invito a rialzare lo sguardo, a uscire dalle preoccupazioni quotidiane per affidarsi con fiducia a Dio. Non è raro che i visitatori lascino una semplice firma, il nome della propria città o poche parole, segno di una presenza discreta ma intensa. Molti anche coloro che che rivolgono al Servo di Dio una semplice preghiera silenziosa, senza scrivere nulla.
Le testimonianze raccolte sono estremamente varie, ma rivelano alcune grandi tematiche ricorrenti. Moltissime preghiere riguardano la famiglia: genitori, nonni, figli e nipoti affidati al Signore e all’intercessione di don Antonio. C’è chi chiede salute, serenità, unità, chi invoca aiuto per difficoltà scolastiche, lavorative o relazionali, chi ringrazia per la pace vissuta durante una vacanza a Vieste, riconosciuta come dono.
Un numero significativo di messaggi è dedicato alla pace nel mondo. In quest’ultimo quaderno, almeno quaranta persone invocano esplicitamente la fine delle guerre, in particolare quelle che stanno segnando il nostro tempo con dolore e distruzione. Le parole sono semplici, spesso dirette, ma profondamente accorate: un grido collettivo che sale dalla tomba del Servo di Dio come supplica universale.
Frequente è anche il ricorso alla Vergine Maria, venerata nella Cattedrale di Vieste intitolata a S.Maria Assunta e nella cappella del Rosario che ospita le spoglie mortali di don Antonio. A lei vengono affidate ferite interiori, lutti, malattie, cammini di conversione e speranza. Accanto a queste, non mancano le invocazioni dirette a don Antonio: richieste di intercessione, di protezione, di luce nelle scelte difficili, soprattutto per i giovani.

Particolarmente toccanti sono le preghiere dedicate a bambini, ragazzi e giovani, al loro futuro, alle vocazioni, alla capacità di affrontare le sfide della scuola e della vita. In molti scritti emerge il bisogno di non sentirsi soli, di essere accompagnati in un tempo percepito come fragile e incerto.
Dal punto di vista formale, i messaggi sono semplici, talvolta segnati da errori ortografici, abbreviazioni o firme stilizzate, quasi come nei linguaggi dei social. Ma proprio questa spontaneità rivela l’autenticità dell’esperienza: non conta la forma, ma il cuore che parla.
Scorrendo le pagine del quaderno si percepisce una fede concreta, fatta di domande, attese, ringraziamenti, talvolta di silenzio. Davanti alla tomba del Servo di Dio, molti raccontano di sentirsi sollevati, riconciliati, più capaci di affrontare il cammino quotidiano. È come se da quel luogo di memoria si uscisse con una rinnovata consapevolezza: che anche nella notte più oscura, lo sguardo misericordioso di Dio continua ad accompagnare l’umanità.
Ispirato dall’articolo del sac. Pasquale Vescera
Non è possibile commentare l'articolo